Escursionismo, tra fantasia social e realtà

“ll mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.” Renato Casarotto

L’escursionismo è un pratica che da almeno vent’anni è entrata a far parte delle attività turistiche o ricreative, e questo ha comportato inevitabilmente una serie di ricadute.

L’andare a piedi è diventato un prodotto commerciale, e come tale trova chi lo vende e chi lo consuma. Da una parte  abbiamo guide ( come il sottoscritto ) , tour operator, agenzie, influencer, tour operator di influencer, travel blogger, tour operator di travel blogger o vlogger e così via; dall’altra parte abbiamo i consumatori, i clienti, i compagni di cammino che sostengono un costo per il prodotto.

Come ogni cosa che può e vuole essere venduta, da sempre ed in tutto il mondo, occorre renderla appetibile, occorre pubblicizzarla e, per poterlo fare in modo efficace  bisogna che induca l’attivazione di un desiderio -se non di un vero e proprio bisogno- da parte del potenziale cliente che così è motivato ad acquistare il prodotto 

Sino a qua tutto semplice e risaputo. E’ questa in soldoni la dinamica del Marketing.

Sono partito con questo breve “ripasso” perchè la questione che voglio affrontare è la discrepanza tra l’immagine che viene data dell’escursionismo in sede di pubblicità e la sua effettiva, cruda e viva realtà.

Come dicevo un prodotto per essere venduto deve attirare il cliente. Le immagini di cui siamo costantemente bombardati (anche per nostra complicità dato che ci piacciono e le andiamo a cercare) raccontano sempre delle storie. Le immagini  sono sempre narrative, veicolano scenari e significati, ci dicono qualcosa di ciò che stiamo osservando. In parte i significati c’è li vediamo noi, ma in gran parte sono volutamente veicolati, e questo è ciò che avviene per le immagini pubblicitarie.

Ma le immagini e le “strory” sui viaggi a piedi quali storie ci raccontano? Quali significati ci vogliono trasmettere rispetto all’escursionismo? 

Prendiamo ad esempio alcune tra le  innumerevoli pubblicità che ci appaiono sulla home di facebook. 

Un breve filmato con una ragazza bellissima, bionda, fisico da modella, con shorts e top sportivi, cappellino con visiera, occhiali da sole a specchio, seduta su una roccia sporgente ( dal paesaggio sembra lo Yosemite ) sorridente, che guarda un orizzonte vastissimo accompagnata dalla scritta “we love the great outdoors “ 

Oppure frasi che promettono cose come :” troverai nuovi amici” “sarà un’esperienza indimenticabile “ altre che inneggiano al contatto con la natura e la rinascita personale. 

Immagini e frasi come queste raccontano di un escursionismo fatto di bellezza, erotismo, contatto umano (soddisfacente), gioia, forza, purezza.

Ora, dalla bionda procace alle promesse del nirvana stiamo parlando di tecniche di marketing e tutti noi venditori le usiamo. Sull’altro versante tutti siamo attratti dalle cose belle, e da quali se no?! Tutti vogliamo avvicinarci e fare esperienza della gioia, della forza, della bellezza ed introiettare questi aspetti facendoli diventare parte di noi. 

Ma l’escursionismo, il viaggio a piedi è davvero tutto e solo questo? Nuovi amici e amiche, bellissimi/e, l’estasi del contatto con la natura, la soddisfazione personale nell’aver raggiunto un luogo o una vetta, la rigenerazione dal caos e dallo smog delle città…

La risposta è no

Bada non è una critica paternalistica a chi si mette in cammino per cercare questi aspetti, o dire che l’escursionismo non è fatto di questo,  il mio vuole essere un complemento, un’estensione alla narrazione.

Ancora una volta, bisogna vendere, ma il prezzo che si paga è il raccontare una storia limitata che non rispecchia la realtà.

Nella mia vita ho viaggiato molto a piedi, ho camminato davvero tanto, cammino tuttora molto e spero di continuare. Nella mia esperienza, che non è isolata, spesso mi sono messo in marcia zaino in spalla sedotto dal desiderio di vivere, muovermi, sentire, scoprire col solo ausilio di me stesso.  Molte volte ho avuto la necessità di farlo per scappare da un senso di alienazione; alcune volte ho trovato soglievo, altre solo la disperazione e una soffocante solitudine. A volte ho sentito il bisogno di inoltrarmi in boschi bui e sconosciuti per una paradossale necessità di perdermi al fine di ritrovarmi. A volte ho trovato qualcosa, altre no.

Ho camminato per allenarmi così come mi sono allenato per camminare. L’ho fatto per condividere con  amici ed amanti la perfezione di respiro e passo condivisi tra rocce, cielo, ghiaccio, boschi vivi e vasti orizzonti.

Camminando ho incontrato persone e ne ho perse altre. Ho pianto e imprecato, così come ho riso da solo e la mia identità si è dissolta sotto la via lattea.

Tutt’ora  parto e lo faccio con un proposito che alle volte conosco, altre no, forse perchè non c’è ne’ bisogno, altre volte si realizza qualcosa solo dopo.

Tutto questo ha creato una storia, la mia storia, che nel bene e nel male è inedita.

Il viaggio a piedi è tante cose, è vasto e indefinibile perchè siamo noi che portiamo noi stessi, siamo noi a crearlo nel momento in cui lo percorriamo con noi stessi “nel bene e nel male” citando Casarotto.

Sarebbe certamente rassicurante se fosse solamente come viene raccontato nel social media marketing, ma per fortuna non è così. 

Io sono un pessimo venditore come si può vedere, perchè non voglio dire che quello che  offro nelle mie escursioni è felicità, gioia, bellezza, forza e rimorchio assicurati. Faccio di certo la mia parte affinché l’esperienza sia bella e arricchente ma certe cose, come quelle da copertina citate, possono accadere oppure no. 

Il mio suggerimento, anzi, il mio monito è di riappropriarti del tuo desiderio, non barattarlo con uno indotto, solo perché immediato, facile e promettente. Cammina, trova il tuo perchè per farlo e fallo per quello. 

Una guida come me può accompagnarti, farti appassionare ed insegnarti cose che non sapevi, ma l’esperienza che fai, qualunque essa sia è la tua, l’espressione della tua soggettività, il significato sarà qualcosa di sentito da te e che farà parte di te, e questa esperienza che “ti porti a casa” è proprio nella sua unicità qualcosa che nessuno ti può vendere.

Vai  parti, prova e trova, cosa non lo so ma di certo sarà tuo;  sarà il tuo racconto e non il riferimento a piè pagina di una frase già scritta secondo i canoni di una pubblicità.

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